Quesito: Qual è il significato del termine "trascendentale" che Kant esclude?In che rapporto sono trascendentale ed esperienza? "Trascendentale" e "a priori” sono sinonimi?
Risposta: Kant esclude dal significato della parola "trascendentale" il fatto che essa possa riferirsi a qualcosa che oltrepassi l'esperienza e che sia superiore ad essa. Trascendentale è ciò che antecede l'esperienza (a priori) ma che non è destinato ad altro che a permettere la conoscenza dell'esperienza stessa. Trascendentale e "a priori" non sono sinonimi dunque perché se è vero che ogni elemento trascendentale è a priori non sempre gli elementi "a priori" sono trascendentali (si veda la "dialettica trascendentale").
sabato 24 maggio 2014
lunedì 31 marzo 2014
Prima guerra mondiale è una Guerra tradizionale?
Quesito: Si indichino le caratteristiche della Grande Guerra che ne fanno una guerra "nuova" e del tutto particolare rispetto ai conflitti precedenti,; nello stesso tempo si indichino le caratteristiche che ne fanno una guerra tradizionale, l'"ultima grande guerra tradizionale".
Risposta: La prima guerra mondiale ha delle peculiarità rispetto alle guerre fino ad allora combattute, che possono essere individuate nell'estensione geografica dei territori e nell'alto numero di nazioni coinvolte, nell'impiego di armi moderne, nel fatto che le conseguenze degli scontri ricadono pesantemente sulla popolazione civile.
Al contempo essa mantiene alcune caratteristiche tipiche delle guerre precedenti che hanno portato a considerarla come l'ultima grande guerra tradizionale: una sorta di solidarietà che intercorre tra i soldati degli schieramenti, il corpo a corpo come azione necessaria per avanzare verso le trincee nemiche poste a breve distanza le une dalle altre, la contrapposizione di eserciti ben definiti. Tutto questo verrà a mancare nel secondo conflitto bellico dove le azioni aeree assumeranno una rilevanza preponderante.
Risposta: La prima guerra mondiale ha delle peculiarità rispetto alle guerre fino ad allora combattute, che possono essere individuate nell'estensione geografica dei territori e nell'alto numero di nazioni coinvolte, nell'impiego di armi moderne, nel fatto che le conseguenze degli scontri ricadono pesantemente sulla popolazione civile.
Al contempo essa mantiene alcune caratteristiche tipiche delle guerre precedenti che hanno portato a considerarla come l'ultima grande guerra tradizionale: una sorta di solidarietà che intercorre tra i soldati degli schieramenti, il corpo a corpo come azione necessaria per avanzare verso le trincee nemiche poste a breve distanza le une dalle altre, la contrapposizione di eserciti ben definiti. Tutto questo verrà a mancare nel secondo conflitto bellico dove le azioni aeree assumeranno una rilevanza preponderante.
mercoledì 29 gennaio 2014
Atipicità della grande guerra
Quesito: La questione delle "riparazioni di guerra" vengono malamente affrontate dal consesso internazionale e dalla cosiddetta "commissione delle ririparazioni" sostanzialmente perché non si capisce che la prima guerra mondiale è stata una guerra atipica e cioè una guerra non assimilabile ai conflitti tradizionali del passato.
Il candidato spieghi in un max di 10 righe in che cosa consistette tale "atipicità " della grande guerra.
Il candidato spieghi in un max di 10 righe in che cosa consistette tale "atipicità " della grande guerra.
Risposta: La prima guerra mondiale viene considerata atipica rispetto alle altre perché in quanto mondiale si combatte in un territorio geograficamente vasto. Viene anche chiamata guerra totale poiché oltre al coinvolgimento di America, Russia e Giappone le conseguenze non furono solo di carattere militare ma anche civile: la guerra oltre ad aver colpito pesantemente le industrie e l'economia di molti stati provocò ingenti perdite demografiche( fino ad allora le perdite erano solo militari ovvero fra truppe). In secondo luogo è ritenuta atipica poiché vengono utilizzate
armi di ultima generazione come mitragliatrici, siluri, oltre a carri armati e aerei. La tecnica bellica predominante fu quella di trincea, basata sull'autonomia (viveri e munizioni) e quindi sulla resistenza delle proprie truppe. Per tutti questi motivi la grande guerra si può definire atipica perle grandissime distruzioni (a cui l'umanità non aveva mai assistito) che essa provocò.
armi di ultima generazione come mitragliatrici, siluri, oltre a carri armati e aerei. La tecnica bellica predominante fu quella di trincea, basata sull'autonomia (viveri e munizioni) e quindi sulla resistenza delle proprie truppe. Per tutti questi motivi la grande guerra si può definire atipica perle grandissime distruzioni (a cui l'umanità non aveva mai assistito) che essa provocò.
giovedì 23 gennaio 2014
Il Vero è l'intero.
Quesito: Perché Hegel scrive che il vero è l'intero? Come viene inteso l'assoluto sulla base di questo principio? Quale rapporto si stabilisce tra l'assoluto e i diversi aspetti della realtà? E infine cosa significa che la "sostanza è soggetto"?
1) Perché la realtà della pianta è la totalità dei suoi momenti e ogni singolo momento solo negandosi può affermarsi nella totalità. L'assoluto può essere inteso solo come risultato di un processo "che solo alla fine è ciò che è in verità", ovvero intenderlo come risultato vuol dire intenderlo come la totalità dei suoi momenti. Dunque il rapporto che si stabilisce tra l'assoluto e i diversi aspetti della realtà è un rapporto di necessità, per un'adeguata comprensione c'è bisogno di entrambi.
2) Questa espressione porta alle estreme conseguenze la posizione kantiana che considerava la sostanza una forma della conoscenza e non una realtà oggettiva. Una realtà che per Hegel non è statica, ma in divenire, da intendere come processo in cui ogni particolare rimanda a una totalità e proprio questa dinamicità è una delle caratteristiche dell'io (inteso come soggetto) hegeliano.
1) Perché la realtà della pianta è la totalità dei suoi momenti e ogni singolo momento solo negandosi può affermarsi nella totalità. L'assoluto può essere inteso solo come risultato di un processo "che solo alla fine è ciò che è in verità", ovvero intenderlo come risultato vuol dire intenderlo come la totalità dei suoi momenti. Dunque il rapporto che si stabilisce tra l'assoluto e i diversi aspetti della realtà è un rapporto di necessità, per un'adeguata comprensione c'è bisogno di entrambi.
2) Questa espressione porta alle estreme conseguenze la posizione kantiana che considerava la sostanza una forma della conoscenza e non una realtà oggettiva. Una realtà che per Hegel non è statica, ma in divenire, da intendere come processo in cui ogni particolare rimanda a una totalità e proprio questa dinamicità è una delle caratteristiche dell'io (inteso come soggetto) hegeliano.
venerdì 18 ottobre 2013
Libertà, autonomia, formalismo
Quesito: Spiega in un max di 12 righe la seguente affermazione che si riferisce al pensiero di Kant nella Critica della Ragion Pratica:
"Libertà", "autonomia" e "formalismo" sono inscindibilmente legati.
Risposta: La legge morale, l’imperativo categorico di cui parla Kant, fa scaturire come in una sorta di giudizio sintetico a priori la libertà giacché solo se si è liberi si può sentire l’esigenza morale. In altri termini l’uomo trova la sua posizione privilegiata (il più alto essere in natura nella concezione kantiana) in quanto sa (sente) che la sua volontà è indipendente dalla legge naturale dei fenomeni. Ma la volontà è ugualmente e di più libera perché la legge morale è indipendente anche dai contenuti: nel senso che l’imperativo deve essere solo formale e cioè deve prescindere dai contenuti e valere sempre solo come forma (“devi perché devi”). E’ questo il cosiddetto formalismo dell’imperativo categorico che vede la necessità di prescindere da ogni contenuto che non può mai essere il suo motivo e la sua condizione determinante. Si aggiunga che la volontà, nella libertà data dalla legge morale, è capace secondo Kant di autodeterminarsi, di porre a se stessa, di per se stessa, la propria legge: è ciò che la rende autonoma, sottolineandone nel contempo responsabilità e intenzionalità.
Libertà, autonomia e formalismo dunque, sono in Kant inscindibilmente legati.

venerdì 11 ottobre 2013
Il trasformismo
Quesito: Il candidato in un massimo di 8 righe, dia la definizione di trasformismo indicando nel contempo gli esempi di questa pratica parlamentare che si possono trovare nella storia d'Italia.
Risposta: Il trasformismo è una pratica politica che consiste nell'utilizzare i voti di parlamentari di gruppi politici diversi allo scopo di indebolire l'opposizione. Questo metodo fu definito "malattia della politica" in quanto confuse la vita politica con gli affari personali; inoltre trasformò il parlamento in un miscuglio di idee politicamente diverse. Il primo esempio di trasformismo si manifesta nel 1852 con il "connubio" di Cavour. Successivamente si verificherà nel 1876 con la venuta di Depretis e continuerà con i suoi successori fino all'età Giolittiana.
Risposta: Il trasformismo è una pratica politica che consiste nell'utilizzare i voti di parlamentari di gruppi politici diversi allo scopo di indebolire l'opposizione. Questo metodo fu definito "malattia della politica" in quanto confuse la vita politica con gli affari personali; inoltre trasformò il parlamento in un miscuglio di idee politicamente diverse. Il primo esempio di trasformismo si manifesta nel 1852 con il "connubio" di Cavour. Successivamente si verificherà nel 1876 con la venuta di Depretis e continuerà con i suoi successori fino all'età Giolittiana.
venerdì 27 settembre 2013
Machiavelli uomo del suo tempo
Quesito: Il candidato in un massimo di 10 righe chiarisca perché Machiavelli può essere considerato di diritto un "uomo del suo tempo", cioè un tipico esponente della cultura Rinascimentale.
Risposta: Al di là dei suoi interessi per il mondo classico che resta per lui un punto di riferimento anche sotto il profilo formale, il suo pensiero si concentra intorno all'oggetto fondamentale della cultura rinascimentale: l'uomo. L'indagine sull'uomo e più precisamente sull'uomo associato è infatti il suo tema principale. Machiavelli è un pensatore essenzialmente "politico". All'interno di tale tema poi risulta importante la distinzione che Machiavelli sottolinea tra etica e politica che dà luogo al cosiddetto "realismo politico". Il principe distaccandosi dai principi etici si discosta anche da considerazioni metafisiche e ciò rende la politica una questione eminentemente "umana" e "terrena".
Risposta: Al di là dei suoi interessi per il mondo classico che resta per lui un punto di riferimento anche sotto il profilo formale, il suo pensiero si concentra intorno all'oggetto fondamentale della cultura rinascimentale: l'uomo. L'indagine sull'uomo e più precisamente sull'uomo associato è infatti il suo tema principale. Machiavelli è un pensatore essenzialmente "politico". All'interno di tale tema poi risulta importante la distinzione che Machiavelli sottolinea tra etica e politica che dà luogo al cosiddetto "realismo politico". Il principe distaccandosi dai principi etici si discosta anche da considerazioni metafisiche e ciò rende la politica una questione eminentemente "umana" e "terrena".
Iscriviti a:
Post (Atom)