Quesito: Qual è la differenza tra l'Io Penso di Kant e l'Io puro di Fichte?
Risposta: L'Io penso di Kant è essenzialmente "Funzione". E' legge - anzi la legge fondamentale - del soggetto quando conosce. E' legge sintetizzatrice. Per questo motivo esso non ha consistenza ontologica.
Inoltre l'io penso è limitato, cioè trova un confine nel sensibile (nell'intuizione sensibile).
L'io puro invece è un ente avente quindi consistenza ontologica. In Fichte è addirittura un "SuperEnte" perché si autocrea (autopone) e da esso si genera (si "crea") il mondo.
Per quest'ultimo attributo è bene ricordare che sia l'Io penso di Kant sia l'Io puro di Fichte sono essenzialmente "attività": l'uno attività finita, l'altro attività infinita.
mercoledì 12 dicembre 2018
mercoledì 11 aprile 2018
Il velo di maya in Schopenhauer
Quesito: Che cosa intende Schopenhauer quando parla del "Velo di Maya". Nella risposta si faccia un riferimento alla filosofia di Kant indicandone le differenze.
Risposta: Con Schopenhauer vi è un ritorno a Kant. Ma, se per Kant il fenomeno è ciò che il soggetto "vede" della realtà attraverso le leggi a priori, Schopenhauer identifica proprio per questo il fenomeno all'apparenza, considerandolo come illusione. Il mondo diviene perciò una rappresentazione del soggetto ed è per Schopenhauer simile ad un sogno. Egli riprende il concetto del "velo di maya", un velo dell'illusione che ottenebra le pupille dei mortali e mostra un mondo di cui non si può dire nè che esista nè che non esista.
Risposta: Con Schopenhauer vi è un ritorno a Kant. Ma, se per Kant il fenomeno è ciò che il soggetto "vede" della realtà attraverso le leggi a priori, Schopenhauer identifica proprio per questo il fenomeno all'apparenza, considerandolo come illusione. Il mondo diviene perciò una rappresentazione del soggetto ed è per Schopenhauer simile ad un sogno. Egli riprende il concetto del "velo di maya", un velo dell'illusione che ottenebra le pupille dei mortali e mostra un mondo di cui non si può dire nè che esista nè che non esista.
martedì 10 aprile 2018
Napoleone conquista l'Europa
Quesito: Si spieghi come mai si può dire che Napoleone abbia radicalmente sconquassato l'assetto fisico-politico dell'Europa
Risposta: Perchè Napoleone era riuscito a sconfiggere militarmente gran parte degli stati europei che aveva poi occupato; con il blocco continentale aveva rivoluzionato i loro rapporti e le loro strutture economiche. Non bisogna dimenticare infine che le armate di Napoleone ebbero anche la funzione di esportare le idee della rivoluzione francese attivando i liberali e riformando gli apparati giuridici (codice penale e civile) dei vari popoli.
Risposta: Perchè Napoleone era riuscito a sconfiggere militarmente gran parte degli stati europei che aveva poi occupato; con il blocco continentale aveva rivoluzionato i loro rapporti e le loro strutture economiche. Non bisogna dimenticare infine che le armate di Napoleone ebbero anche la funzione di esportare le idee della rivoluzione francese attivando i liberali e riformando gli apparati giuridici (codice penale e civile) dei vari popoli.
martedì 31 ottobre 2017
Socialisti e cattolici (extraparlamentari)
Quesito:
Come mai i cattolici e i socialisti nei primi del '900 sono due forze
extraparlamentari?
Risposta: I cattolici fino alla stesura dei Patti Lateranensi, (ma di fatto fino alla soppressione del "non expedit" del 1919), riterranno lo Stato italiano colpevole di un'indebita annessione dei territori papali durante la breccia "di Porta Pia" rifiutandone l'autorità; i socialisti invece ritenendo lo Stato italiano un prodotto del sistema politico liberale, (e quindi anche un prodotto del capitalismo), decisero di non prendere parte alla sua vita. La loro attività quindi si espresse al di fuori delle istituzioni.
Risposta: I cattolici fino alla stesura dei Patti Lateranensi, (ma di fatto fino alla soppressione del "non expedit" del 1919), riterranno lo Stato italiano colpevole di un'indebita annessione dei territori papali durante la breccia "di Porta Pia" rifiutandone l'autorità; i socialisti invece ritenendo lo Stato italiano un prodotto del sistema politico liberale, (e quindi anche un prodotto del capitalismo), decisero di non prendere parte alla sua vita. La loro attività quindi si espresse al di fuori delle istituzioni.
martedì 17 ottobre 2017
processo di unità Italiana e tedesca
Quesito: Quali differenze si possono individuare tra il processo di unificazione Italiano e il processo di unificazione Tedesco (Prussiano).
Risposta: In Italia l'unione si ottenne con l'azione combinata di Mazzini, Cavour e Garibaldi. Il primo incitò il popolo e lo convinse che l'unità sarebbe stata un miglioramento generale della situazione politica e materiale degli italiani; il secondo preparò l'unione con la sua azione diplomatica e militare; il terzo la realizzò compiutamente organizzando, gestendo e incanalando l'"insurrezione".
In Prussia Bismarck dimostrò la potenza del suo imperatore Guglielmo I con la guerra franco-prussiana; la vittoria entusiasmò i principi che lo incoronarono "per diritto divino", escludendo da tale processo storico la componente popolare.
Risposta: In Italia l'unione si ottenne con l'azione combinata di Mazzini, Cavour e Garibaldi. Il primo incitò il popolo e lo convinse che l'unità sarebbe stata un miglioramento generale della situazione politica e materiale degli italiani; il secondo preparò l'unione con la sua azione diplomatica e militare; il terzo la realizzò compiutamente organizzando, gestendo e incanalando l'"insurrezione".
In Prussia Bismarck dimostrò la potenza del suo imperatore Guglielmo I con la guerra franco-prussiana; la vittoria entusiasmò i principi che lo incoronarono "per diritto divino", escludendo da tale processo storico la componente popolare.
lunedì 2 ottobre 2017
Significato di Realismo
Quesito: Rispondi in breve: Può considerarsi Kant un Realista?
Risposta: Si può definire Realismo in filosofia quella posizione che considera la sussistenza (l'essere) e l'indipendenza sia del Soggetto sia del Mondo (Res).
Nella "Metafora del Lago" di Severino si descrivono tre posizioni (il Razionalismo, l'empirismo e il Criticismo) che si possono definire tutte "Realiste". (Credono cioè all'esistenza della "superficie" e all'esistenza del "fondo") Kant dunque si può considerare un realista anche se pensa che ill "mondo" in sé (cioè la cosa in sé) sia inconoscibile.
Risposta: Si può definire Realismo in filosofia quella posizione che considera la sussistenza (l'essere) e l'indipendenza sia del Soggetto sia del Mondo (Res).
Nella "Metafora del Lago" di Severino si descrivono tre posizioni (il Razionalismo, l'empirismo e il Criticismo) che si possono definire tutte "Realiste". (Credono cioè all'esistenza della "superficie" e all'esistenza del "fondo") Kant dunque si può considerare un realista anche se pensa che ill "mondo" in sé (cioè la cosa in sé) sia inconoscibile.
martedì 2 maggio 2017
Dialettica in Kant, Hegel e Marx
Quesito: Individua le differenze d'uso della parola "Dialettica" in Kant, Hegel e Marx. Spiega poi come mai proprio attraverso il termine dialettica (materialismo dialettico) si esprima la caratteristica fondamentale della filosofia di Marx, di essere cioè essenzialmente "prassi"
Risposta: In Kant la Dialettica è l'attività del pensiero che, mosso dall'esigenza dell'Assoluto, trasforma quelle che sono Idee della Ragione in oggetti reali e conoscibili avvolgendosi in ragionamenti sofistici e falsi e cadendo inevitabilmente in contraddizioni, In Hegel, la dialettica consiste nella struttura stessa dello Spirito, e quindi nel procedimento filosofico necessario per approdare al Vero. Hegel ne parla sulla base della sua idea di realtà come movimento dello Spirito del riflettersi in se stesso con ritmo triadico, in virtù del quale anche la dialettica risulta ripartita in tre momenti detti intellettivo, dialettico e speculativo. Marx riprese la dialettica nella sua filosofia, capovolgendola, trasferendola dalle idee alla storia, dai pensieri ai fatti; la filosofia di Marx è infatti una filosofia antiteoretica e impegnata, e la dialettica avrebbe fornito una giustificazione all'inevitabilità del passaggio dalla proprietà privata al comunismo. Tale passaggio si configura come momento storico reale (non solo speculativo), cioè come "fatto", nella sua realtà e concretezza.
Risposta: In Kant la Dialettica è l'attività del pensiero che, mosso dall'esigenza dell'Assoluto, trasforma quelle che sono Idee della Ragione in oggetti reali e conoscibili avvolgendosi in ragionamenti sofistici e falsi e cadendo inevitabilmente in contraddizioni, In Hegel, la dialettica consiste nella struttura stessa dello Spirito, e quindi nel procedimento filosofico necessario per approdare al Vero. Hegel ne parla sulla base della sua idea di realtà come movimento dello Spirito del riflettersi in se stesso con ritmo triadico, in virtù del quale anche la dialettica risulta ripartita in tre momenti detti intellettivo, dialettico e speculativo. Marx riprese la dialettica nella sua filosofia, capovolgendola, trasferendola dalle idee alla storia, dai pensieri ai fatti; la filosofia di Marx è infatti una filosofia antiteoretica e impegnata, e la dialettica avrebbe fornito una giustificazione all'inevitabilità del passaggio dalla proprietà privata al comunismo. Tale passaggio si configura come momento storico reale (non solo speculativo), cioè come "fatto", nella sua realtà e concretezza.
Kierkegaard: gli stadi dell'esistenza
Quesito: Quali sono gli stadi dell'esistenza di cui parla Kierkegaard e quali caratteristiche essi presentano? Spiega poi perché tra uno stadio e l'altro non c'è passaggio dialettico né mediazione ma "salto" attraverso l'abisso.
Risposta: Kierkegaard vede la vita come scelta, come possibilità. Per questo motivo configura tre possibili modalità d'esistenza. La vita estetica è quella che cerca di cogliere l'attimo fuggevolissimo del presente. Quella di chi sceglie tutto per non fare alcuna scelta e facendosi trasportare dagli avvenimenti. La vita etica è invece quella in cui si ribadisce continuamente la propria scelta. E' la scelta dell'"uomo sposato" che vive responsabilmente e intenzionalmente le proprie scelte. Ma tale scelta si trova nell'impossibilità di conciliarsi con la vita religiosa che chiede all'uomo "tutto", che chiede scelte radicali e di vivere sempre nel "timore e tremore". Ecco allora prospettarsi il salto attraverso l'abisso che altro non è se non la scelta religiosa: la scelta non umana o antiumana della "croce" che implica l'abdicazione della ragione, la "sospensione dei processi" etici ed estetici.
Risposta: Kierkegaard vede la vita come scelta, come possibilità. Per questo motivo configura tre possibili modalità d'esistenza. La vita estetica è quella che cerca di cogliere l'attimo fuggevolissimo del presente. Quella di chi sceglie tutto per non fare alcuna scelta e facendosi trasportare dagli avvenimenti. La vita etica è invece quella in cui si ribadisce continuamente la propria scelta. E' la scelta dell'"uomo sposato" che vive responsabilmente e intenzionalmente le proprie scelte. Ma tale scelta si trova nell'impossibilità di conciliarsi con la vita religiosa che chiede all'uomo "tutto", che chiede scelte radicali e di vivere sempre nel "timore e tremore". Ecco allora prospettarsi il salto attraverso l'abisso che altro non è se non la scelta religiosa: la scelta non umana o antiumana della "croce" che implica l'abdicazione della ragione, la "sospensione dei processi" etici ed estetici.
lunedì 1 maggio 2017
Caratteristiche della Grande Guerra
Quesito: Indica quali sono le caratteristiche della prima guerra mondiale che ne fanno la cosiddetta “Grande Guerra” per antonomasia e che la definiscono nei confronti delle guerre precedenti. Si risponda in un max di 10 righe.
Risposta: La Prima guerra mondiale è considerata la "Grande Guerra" perché portò alla distruzione di quattro imperi (Tedesco, Asburgico, Russo e Ottomano), modificando radicalmente l'assetto geopolitico mondiale. E' stata "Grande Guerra" per estensione geografica (vennero coinvolti diversi continenti), per l'utilizzo di armi innovative (carri armati, mitragliatrici, aerei, gas) che aumentarono esponenzialmente il numero dei caduti, sia in campo militare che civile. Fu una "Grande guerra" per il suo carattere "totalizzante" (fu guerra totale) e per il ruolo fondamentale e determinante dell'industria e dell'economia (si pensi peraltro come la macchina economica USA abbia profondamente cambiato gli esiti della guerra dal '17). Da ultimo ebbe la caratteristica (nuova rispetto al passato) di essere una guerra di logoramento e perciò assai crudele e dolorosa.
Risposta: La Prima guerra mondiale è considerata la "Grande Guerra" perché portò alla distruzione di quattro imperi (Tedesco, Asburgico, Russo e Ottomano), modificando radicalmente l'assetto geopolitico mondiale. E' stata "Grande Guerra" per estensione geografica (vennero coinvolti diversi continenti), per l'utilizzo di armi innovative (carri armati, mitragliatrici, aerei, gas) che aumentarono esponenzialmente il numero dei caduti, sia in campo militare che civile. Fu una "Grande guerra" per il suo carattere "totalizzante" (fu guerra totale) e per il ruolo fondamentale e determinante dell'industria e dell'economia (si pensi peraltro come la macchina economica USA abbia profondamente cambiato gli esiti della guerra dal '17). Da ultimo ebbe la caratteristica (nuova rispetto al passato) di essere una guerra di logoramento e perciò assai crudele e dolorosa.
Patto di Londra
Quesito: Quali sono i difetti che si possono riscontrare nel Patto di Londra, l’accordo del 1915 con il quale l’Italia decide l’intervento in guerra a fianco dell’Intesa. Si risponda in un max di 10 righe.
Risposta: Il patto di Londra è stipulato con lo spirito dinastico di altri tempi. Presentava numerosi difetti, primo fra tutti partiva dal presupposto che l'impero Asburgico anche in caso di sconfitta non sarebbe scomparso. Tale patto infatti prevedeva l'annessione all'Italia di zone strategiche ad est in funzione di tutela per un'eventuale rivincita asburgica. Esso tuttavia non teneva conto delle correnti nazionalistiche dei popoli slavi e balcanici che avrebbero certamente reclamato l'indipendenza. L'Italia, più che di confini avrebbe avuto bisogno di garantirsi sbocchi e rapporti commerciali (L'Istria e la Dalmazia risultavano poco vantaggiose in questo senso). Inoltre il Patto prevedeva una dichiarazione di guerra all'Austria e non alla Germania, e con ciò l'Italia si inimicò una parte dei nuovi alleati.
Risposta: Il patto di Londra è stipulato con lo spirito dinastico di altri tempi. Presentava numerosi difetti, primo fra tutti partiva dal presupposto che l'impero Asburgico anche in caso di sconfitta non sarebbe scomparso. Tale patto infatti prevedeva l'annessione all'Italia di zone strategiche ad est in funzione di tutela per un'eventuale rivincita asburgica. Esso tuttavia non teneva conto delle correnti nazionalistiche dei popoli slavi e balcanici che avrebbero certamente reclamato l'indipendenza. L'Italia, più che di confini avrebbe avuto bisogno di garantirsi sbocchi e rapporti commerciali (L'Istria e la Dalmazia risultavano poco vantaggiose in questo senso). Inoltre il Patto prevedeva una dichiarazione di guerra all'Austria e non alla Germania, e con ciò l'Italia si inimicò una parte dei nuovi alleati.
Cause del fascismo
Quesito: Quali potrebberro essere le linee portanti di un’argomentazione volta a delineare le cause della nascita e della presa del potere del fascismo in Italia. Si risponda in un max di 10 righe.
Risposta: Ciò che permise la nascita del fascismo fu il suo programma politico, che nonostante fosse piuttosto caotico (antimonarchico, anticapitalista, anticlericale e nazionalista) era consono all'effervescente clima del dopoguerra esaltando l'aspetto combattentistico e interventista. Le squadre d'Azione erano caratterizzate da un forte impeto nazionalista e antisocialista ed erano supportate dai ceti medi: la loro azione generò un clima intimidatorio nell'opposizione e anche tra la popolazione. Le dimissioni del Giolitti e il continuo disgregarsi del partito socialista portarono alla marcia su Roma che venne in qualche modo avvallata dalla corona che non firmò il decreto intimante lo stato d'assedio richiesto dal Facta. Le colpe della corona furono quindi fondamentali e permisero la presa del potere di Mussolini sebbene quest'ultimo non avesse base elettorale. Una volta giunto al potere l'attività legislativa dei primi anni radicalizzò e rafforzò l'autocrazia.
Risposta: Ciò che permise la nascita del fascismo fu il suo programma politico, che nonostante fosse piuttosto caotico (antimonarchico, anticapitalista, anticlericale e nazionalista) era consono all'effervescente clima del dopoguerra esaltando l'aspetto combattentistico e interventista. Le squadre d'Azione erano caratterizzate da un forte impeto nazionalista e antisocialista ed erano supportate dai ceti medi: la loro azione generò un clima intimidatorio nell'opposizione e anche tra la popolazione. Le dimissioni del Giolitti e il continuo disgregarsi del partito socialista portarono alla marcia su Roma che venne in qualche modo avvallata dalla corona che non firmò il decreto intimante lo stato d'assedio richiesto dal Facta. Le colpe della corona furono quindi fondamentali e permisero la presa del potere di Mussolini sebbene quest'ultimo non avesse base elettorale. Una volta giunto al potere l'attività legislativa dei primi anni radicalizzò e rafforzò l'autocrazia.
giovedì 16 marzo 2017
Schopenhauer e la volontà
Quesito: Come mai si può dire che Schopenhauer pur stando all'interno del suo tempo devia decisamente rispetto alle tematiche contemporanee.
Risposta: Schopenhauer sta all'interno del romanticismo mediante il concetto della Volontà che è "infinita" e "assoluta"; tuttavia il romanticismo e l'idealismo erano giunti con Hegel ad uno stadio in cui l'infinito veniva associato alla ragione, al Logos. E' proprio questo che caratteriza la filosofia di Hegel che è chiamata "Idealismo assoluto" e che si può riassumere con la famosa proposizione "tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale".
Al contrario la Volontà di Schopenhauer è una forza assoluta ma "libera" e del tutto Irrazionale che provoca dolore all'uomo come a tutti gli esseri.
Risposta: Schopenhauer sta all'interno del romanticismo mediante il concetto della Volontà che è "infinita" e "assoluta"; tuttavia il romanticismo e l'idealismo erano giunti con Hegel ad uno stadio in cui l'infinito veniva associato alla ragione, al Logos. E' proprio questo che caratteriza la filosofia di Hegel che è chiamata "Idealismo assoluto" e che si può riassumere con la famosa proposizione "tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale".
Al contrario la Volontà di Schopenhauer è una forza assoluta ma "libera" e del tutto Irrazionale che provoca dolore all'uomo come a tutti gli esseri.
martedì 22 novembre 2016
Logica formale, trascendentale, assoluta
Quesito: Che differenza c'è tra Logica formale, logica trascendentale e Logica Hegeliana.
Risposta: La Logica formale è la disciplina che si occupa della forma del discorso, la logica trascendentale è la disciplina che elenca gli elementi puri della conoscenza e si preoccupa di definire il loro uso proprio e improprio, legittimo ed illegittimo; la logica hegeliana è essenzialmente un ritorno alla metafisica essendo l'opera la descrizione dell'Idea in Sé che è Logos come razionalità pura che è Spirito.
Risposta: La Logica formale è la disciplina che si occupa della forma del discorso, la logica trascendentale è la disciplina che elenca gli elementi puri della conoscenza e si preoccupa di definire il loro uso proprio e improprio, legittimo ed illegittimo; la logica hegeliana è essenzialmente un ritorno alla metafisica essendo l'opera la descrizione dell'Idea in Sé che è Logos come razionalità pura che è Spirito.
giovedì 10 dicembre 2015
Io puro (Fichte)
Quesito: L'attività dell' Io penso Kantiano, in Fichte non può essere un'attività unificatrice. Tanto è vero che essa in Fichte prende il nome di "Io", "Io puro". Perché?
Risposta: Punto cardine della filosofia idealista è l'eliminazione della res, causa sensibile nel processo della conoscenza; quest'ultima viene quindi attribuita unicamente al soggetto che diventa perciò Soggetto assoluto.
In Fichte dunque l'Io penso non può essere un'attività unificatrice e sintetizzatrice in quanto non esiste più il materiale fornito dalla presunta "cosa in sé"; il "mondo", la "cosa in sé", è posto dall'Io che diventa perciò anche "attività creatrice" e, in quanto tale, viene detto per questo motivo "Assoluto", "Io Puro".
mercoledì 13 maggio 2015
Gorizia tu sei maledetta
Quesito: Esprimi un breve commento sulla base della canzone popolare "Gorizia tu sei maledetta".
Risposta: Se c'è una canzone dove l'antimilitarismo è esasperato a tal punto da offrire l'occasione a taluni storici di parlare di "Ottobre Italiano" e di una "rivoluzione" a carattere militare (che effettivamente non ci fu) basata sulla disobbedienza e sull'ammutinamento di reparti, questa è la canzone "Gorizia tu sei maledetta". Non a caso lo stato maggiore faceva fucilare con l'accusa di sedizione, gli uomini che la cantavano.
E' una canzone peraltro molto "carnale" nel senso che al di là del fatto di essere stata scritta (come di consueto per molte canzoni di guerra) dai soldati al fronte spontaneamente, i suoi versi parlano dei sacrifici e della paura che sentivano sulla loro pelle i soldati della "Battaglia di Gorizia" del 9-10 agosto 1916) e del rancore contro l'ufficialità (e soprattutto l'alta ufficialità) dell'esercito che spesso non si curava né soppesava adeguatamente i sacrifici imposti dalle azioni militari proposte.
Risposta: Se c'è una canzone dove l'antimilitarismo è esasperato a tal punto da offrire l'occasione a taluni storici di parlare di "Ottobre Italiano" e di una "rivoluzione" a carattere militare (che effettivamente non ci fu) basata sulla disobbedienza e sull'ammutinamento di reparti, questa è la canzone "Gorizia tu sei maledetta". Non a caso lo stato maggiore faceva fucilare con l'accusa di sedizione, gli uomini che la cantavano.
E' una canzone peraltro molto "carnale" nel senso che al di là del fatto di essere stata scritta (come di consueto per molte canzoni di guerra) dai soldati al fronte spontaneamente, i suoi versi parlano dei sacrifici e della paura che sentivano sulla loro pelle i soldati della "Battaglia di Gorizia" del 9-10 agosto 1916) e del rancore contro l'ufficialità (e soprattutto l'alta ufficialità) dell'esercito che spesso non si curava né soppesava adeguatamente i sacrifici imposti dalle azioni militari proposte.
venerdì 17 aprile 2015
Alienazione
Quesito: Che accezione assume la parola "Alienazione" in Hegel, Feuerbach e Marx?
Risposta: In Hegel l'alienazione consiste in uno dei tre momenti fondamentali dello Spirito, quello in cui l'idea, in virtù del principio del proprio svolgimento in essa contenuto, deve alienarsi al fine di poter pervenire a se medesima come Spirito, così come il seme deve morire, deve obiettivarsi come seme per potersi dispiegare e diventare pianta in sé. In Feuerbach l'alienazione viene invece riferita all'uomo concreto che, essendo sede dell'unità tra finito e infinito, per Feuerbach non poteva essere ridotto a solo pensiero. Essa, in particolare, è una conseguenza dell'insensibilità della natura, e consiste nell'atto per cui l'uomo proietta fuori di sé un essere perfetto da lui adorato, al fine di "alleviare il suo cuore oppresso". Analogamente, per Marx l'alienazione non è una figura speculativa, quanto una condizione storica cui l'uomo è costretto dalla proprietà privata. Nella società capitalistica, infatti, l'uomo viene considerato alla stregua di una merce - la forza lavoro - che viene acquistata dal capitalista e sfruttata per produrre plusvalore.Da questo "intristimento" consegue anche l'alienazione religiosa, per la quale la religione è come un "oppio", una consolazione ad una realtà concreta non conforme all'esigenza dell'uomo di interagire socialmente con gli altri uomini.
Risposta: In Hegel l'alienazione consiste in uno dei tre momenti fondamentali dello Spirito, quello in cui l'idea, in virtù del principio del proprio svolgimento in essa contenuto, deve alienarsi al fine di poter pervenire a se medesima come Spirito, così come il seme deve morire, deve obiettivarsi come seme per potersi dispiegare e diventare pianta in sé. In Feuerbach l'alienazione viene invece riferita all'uomo concreto che, essendo sede dell'unità tra finito e infinito, per Feuerbach non poteva essere ridotto a solo pensiero. Essa, in particolare, è una conseguenza dell'insensibilità della natura, e consiste nell'atto per cui l'uomo proietta fuori di sé un essere perfetto da lui adorato, al fine di "alleviare il suo cuore oppresso". Analogamente, per Marx l'alienazione non è una figura speculativa, quanto una condizione storica cui l'uomo è costretto dalla proprietà privata. Nella società capitalistica, infatti, l'uomo viene considerato alla stregua di una merce - la forza lavoro - che viene acquistata dal capitalista e sfruttata per produrre plusvalore.Da questo "intristimento" consegue anche l'alienazione religiosa, per la quale la religione è come un "oppio", una consolazione ad una realtà concreta non conforme all'esigenza dell'uomo di interagire socialmente con gli altri uomini.
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Dialettica in Hegel e Marx
Quesito: Che accezione assume la parola "Dialettica" in Hegel e Marx?
Risposta: In Hegel, la dialettica consiste nella struttura stessa dello Spirito, e quindi nel procedimento filosofico necessario per approdare al Vero. L'importanza della dialettica - di matrice classica - consiste nella capacità di elevarsi dal particolare all'universale, ed Hegel la riformò sulla base della sua idea di realtà come movimento dello Spirito del riflettersi in se stesso con ritmo triadico, in virtù del quale anche la dialettica risulta ripartita in tre momenti detti intellettivo, dialettico e speculativo. Marx riprese la dialettica nella sua filosofia, capovolgendola, trasferendola dalle idee alla storia, dai pensieri ai fatti; la filosofia di Marx è infatti una filosofia antiteoretica e impegnata, e la dialettica avrebbe fornito una giustificazione all'inevitabilità del passaggio dalla proprietà privata al comunismo. In nome della dialettica, egli affermò che ogni momentostorico genera al suo interno delle contraddizioni che determinano il superamento dello stato di cose esistente. Conseguentemente, in Marx non si ritrova la sintesi degli opposti, il momento speculativo che rappresenta invece il punto d'approdo della dialettica hegeliana.
Risposta: In Hegel, la dialettica consiste nella struttura stessa dello Spirito, e quindi nel procedimento filosofico necessario per approdare al Vero. L'importanza della dialettica - di matrice classica - consiste nella capacità di elevarsi dal particolare all'universale, ed Hegel la riformò sulla base della sua idea di realtà come movimento dello Spirito del riflettersi in se stesso con ritmo triadico, in virtù del quale anche la dialettica risulta ripartita in tre momenti detti intellettivo, dialettico e speculativo. Marx riprese la dialettica nella sua filosofia, capovolgendola, trasferendola dalle idee alla storia, dai pensieri ai fatti; la filosofia di Marx è infatti una filosofia antiteoretica e impegnata, e la dialettica avrebbe fornito una giustificazione all'inevitabilità del passaggio dalla proprietà privata al comunismo. In nome della dialettica, egli affermò che ogni momentostorico genera al suo interno delle contraddizioni che determinano il superamento dello stato di cose esistente. Conseguentemente, in Marx non si ritrova la sintesi degli opposti, il momento speculativo che rappresenta invece il punto d'approdo della dialettica hegeliana.
sabato 10 gennaio 2015
Trasformismo
Quesito: Il candidato sulla base degli elementi culturali in suo possesso spieghi in un massimo di 15 righe il significato della parola "Trasformismo"
Risposta: Il trasformismo è una pratica politica che consiste nel processo di dissoluzione della tradizionale differenza ideologica tra i vecchi partiti storici, Destra e Sinistra,e il loro confluire in una maggioranza parlamentare costituita non sulla base di stabili programmi ma intorno a problemi contingenti e a personalità singole di prestigio, le quali, attuando di volta in volta combinazioni tra i vari gruppi, finiscono per essere il solo elemento stabile della vita politica.
Il termine si diffuse nel 1882 con il governo Depretis, che auspicò che gli esponenti più progressisti della Destra entrassero nell'orbita della Sinistra, ma ebbe come "illustre" esempio precedente il cosiddetto Connubio del 1852, mediante il quale Cavour venne eletto Presidente del Consiglio realizzando un' alleanza parlamentare tra l'ala della destra liberale e la componente più moderata della Sinistra.
Nella politica contemporanea il termine ha assunto una connotazione più negativa, essendo caratterizzato da accordi e concessioni a gruppi politici eterogenei e talvolta a singoli esponenti di un partito volti a creare una maggioranza per rafforzare lo schieramento politico del governo o per evitare il confronto parlamentare e il formarsi di una vera opposizione.
Risposta: Il trasformismo è una pratica politica che consiste nel processo di dissoluzione della tradizionale differenza ideologica tra i vecchi partiti storici, Destra e Sinistra,e il loro confluire in una maggioranza parlamentare costituita non sulla base di stabili programmi ma intorno a problemi contingenti e a personalità singole di prestigio, le quali, attuando di volta in volta combinazioni tra i vari gruppi, finiscono per essere il solo elemento stabile della vita politica.
Il termine si diffuse nel 1882 con il governo Depretis, che auspicò che gli esponenti più progressisti della Destra entrassero nell'orbita della Sinistra, ma ebbe come "illustre" esempio precedente il cosiddetto Connubio del 1852, mediante il quale Cavour venne eletto Presidente del Consiglio realizzando un' alleanza parlamentare tra l'ala della destra liberale e la componente più moderata della Sinistra.
Nella politica contemporanea il termine ha assunto una connotazione più negativa, essendo caratterizzato da accordi e concessioni a gruppi politici eterogenei e talvolta a singoli esponenti di un partito volti a creare una maggioranza per rafforzare lo schieramento politico del governo o per evitare il confronto parlamentare e il formarsi di una vera opposizione.
lunedì 13 ottobre 2014
Kant anticipatore dell'Idealismo e del Romanticismo
Quesito: In che senso si può affermare che Kant apra le porte all'Idealismo e al Romanticismo? In quali passaggi e in che opere si possono trovare i riferimenti per rispondere a tale domanda?
Risposta: Kant apre le porte all'Idealismo e al Romanticismo innanzitutto nella Critica della Ragion Pura, quando opera la "Rivoluzione Copernicana" e pone al centro del processo conoscitivo il soggetto, e lo stesso quando parla dell'"Io Penso" come funzione sintetizzatrice. Poi anche nei Postulati della Ragion Pratica quando definisce la relazione del soggetto con l'Infinito, dicendo che ne è portatore per natura: il destino dell'uomo è oltre questa vita; nella Critica del Giudizio infine, a ribadire quanto detto in precedenza, Kant sostiene che l'uomo è in grado di intuire l'Infinito quando contempla il Sublime. (a cura di 5 BSA)
Risposta: Kant apre le porte all'Idealismo e al Romanticismo innanzitutto nella Critica della Ragion Pura, quando opera la "Rivoluzione Copernicana" e pone al centro del processo conoscitivo il soggetto, e lo stesso quando parla dell'"Io Penso" come funzione sintetizzatrice. Poi anche nei Postulati della Ragion Pratica quando definisce la relazione del soggetto con l'Infinito, dicendo che ne è portatore per natura: il destino dell'uomo è oltre questa vita; nella Critica del Giudizio infine, a ribadire quanto detto in precedenza, Kant sostiene che l'uomo è in grado di intuire l'Infinito quando contempla il Sublime. (a cura di 5 BSA)
sabato 24 maggio 2014
Trascendentale ed esperienza
Quesito: Qual è il significato del termine "trascendentale" che Kant esclude?In che rapporto sono trascendentale ed esperienza? "Trascendentale" e "a priori” sono sinonimi?
Risposta: Kant esclude dal significato della parola "trascendentale" il fatto che essa possa riferirsi a qualcosa che oltrepassi l'esperienza e che sia superiore ad essa. Trascendentale è ciò che antecede l'esperienza (a priori) ma che non è destinato ad altro che a permettere la conoscenza dell'esperienza stessa. Trascendentale e "a priori" non sono sinonimi dunque perché se è vero che ogni elemento trascendentale è a priori non sempre gli elementi "a priori" sono trascendentali (si veda la "dialettica trascendentale").
Risposta: Kant esclude dal significato della parola "trascendentale" il fatto che essa possa riferirsi a qualcosa che oltrepassi l'esperienza e che sia superiore ad essa. Trascendentale è ciò che antecede l'esperienza (a priori) ma che non è destinato ad altro che a permettere la conoscenza dell'esperienza stessa. Trascendentale e "a priori" non sono sinonimi dunque perché se è vero che ogni elemento trascendentale è a priori non sempre gli elementi "a priori" sono trascendentali (si veda la "dialettica trascendentale").
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